Joy Division
a cura di: Clementine
pubblicato il: 2012-03-11
Closer
  • Atrocity Exhibition

  • Isolation

  • Passover

  • Colony

  • Means to an End

  • Heart and Soul

  • Twenty Four Hours

  • Eternal

"Closer" non è un disco qualsiasi, non è uno di quei dischi che rimane nella storia solo per la sua grandezza di stile o per lo spessore dei testi. Sì, anche, ma è soprattutto un canto di sofferenza, un urlo di dolore, un diario dettagliato di pensieri di un giovane che pianifica la sua morte. Lo possiamo definire un vero e proprio testamento spirituale. Infatti poco prima dell'uscita di quest'album il leader dei Joy Division Ian Curtis lascia la vita terrena suicidandosi, come programmava già da tempo nei suoi diari.
Il disco si apre con "Atrocity Exhibition", percussioni a ritmo tribale sostenute da un basso contorto e da una chitarra urlante e la meravigliosa voce di Ian che sembra quasi recitare con enfasi di un mondo ormai indifferente, desolato. "Isolation" ci porta in un altro mondo musicale, quello del synth-pop nevrotico, che sarà il sound dei New Order, gruppo che verrà formato dai tre componenti restanti dei Joy Division dopo la morte di Ian.
Con "Passover" si cambia nuovamente, dal synth-pop nevrotico ci troviamo immersi in un rock gotico ipnotico che ci racconta la sua crisi interiore, l'equilibrio distrutto, l'inizio della fine. "Colony" ci racconta l'indifferenza del mondo, di un mondo al quale Ian non appartiene e che non potrà mai portargli nessun tipo di felicità. Il brano che interpreta tutti i temi affrontati da Ian è "Heart And Soul" , ipnotica ed evocativa: "…Heart and soul, one will burn…" , il malessere continua e non si fermerà, il futuro è il passato. Questo malessere sfocia in "The Eternal", una marcia funebre accompagnata da un pianoforte triste, straziante, un testo evocativo ,un fiume in piena di emozioni che non si possono più controllare "… No words could explain, no actions determine, just watching the trees and the leaves as they fall…".
Il disco si chiude con "Decades" , il viaggio verso la morte si conclude con uno sguardo ai suoi coetanei, una generazione a cui lui non appartiene, la paura non si può sostituire. Un diario di morte, oscurità e sofferenza, nessuno sprazzo di luce o di speranza, la fine è vicina . Uno dei dischi più tristi della storia della musica mondiale.