Kaiser Chiefs
a cura di: Twee
pubblicato il: 2007-03-11
“Yours Truly, Angry Mob”

  • Ruby
    The Angry Mob
    Heat Dies Down
    Highroyds
    Love's Not A Competition (But I'm Winning)
    Thank You Very Much
    I Can Do It Without You
    My Kind Of Guy

Ho preso la decisione di recensire il nuovo album dei Kaiser Chiefs ancor prima di ascoltarlo: dato che non amo molto parlare di cd che non mi piacciono, a meno che non sia costretta, ho pensato che con i Kaiser sarei andata sul sicuro.

“Yours Truly, Angry Mob” si apre con il primo singolo estratto Ruby, bellissimo brano il cui riff d’apertura riecheggia vagamente accordi degli AC/DC. Meritevole anche il video, tra l’altro. Segue The Angry Mob, canzone dal tipico testo “alla Kaiser Chiefs” [“And its only 'cos you came here with your brothers too / If you came here on your own you'd be dead”] che va a concludersi con una sorta delizioso inno declamatorio ripetuto più volte. Dopo Heat Dies Down, che ti costringe a tenere il ritmo con il piede, troviamo High Royds, il cui caratteristico “uhuhuhuhuh” ricorda i Kaiser un po’ più spensierati del primo album.
Love Is Not A Competition (But I’m Winning), così come anche I Can Do Without You, è caratterizzata da una lieve vena malinconica che mi rimanda inevitabilmente all’album “Bleed Like Me” dei Garbage. Se Thank You Very Much presenta anch’essa delle analogie con “Employment”, My Kind Of Guy ha un arrangiamento abbastanza innovativo e degno di nota è il breve riff inserito a metà canzone. Everything Is Average Nowdays, probabile secondo singolo, è la canzone che meno mi entusiasma a causa del banale ritornello, il cui risulta essere un incrocio di sonorità tra the Pipettes e Grease. Nonostante la breve durata, Boxing Champ regala grazie al pianoforte un minuto e mezzo di intensa atmosfera. Questo e Try Your Best sono gli unici due pezzi lenti dell’album.
Dopo Learnt My Lession Well, dal sapore vagamente broadwayano, troviamo Retirement, brano che conclude in bellezza l’album e che secondo me si presta benissimo ad essere suonato live.
Premettendo che non riesco ad essere totalmente obiettiva, poiché adoro alla follia la voce di Ricky Wilson pur non essendo chissà quanto caratteristica, devo confermare la mia tesi secondo la quale recensendo i Kaiser sarei andata su sicuro.

Già ad un primo ascolto, infatti, emerge una chiara maturazione artistica del gruppo inglese. Si tratta di un disco più “suonato” rispetto al precedente, in cui la chitarra fa da padrona.
Diciamo pure che di per sé quest’album va ben oltre la sufficienza, ma il problema è che non posso fare a meno di paragonarlo a quello che secondo me è un capolavoro, vale a dire il loro precedente “Employment”. Basti pensare a singoli come Everyday I Love You Less And Less o Modern Way, che da soli valevano l’album intero.
Certamente, una copia sputata di “Employment” sarebbe risultata non gradita e probabilmente scadente, è giusto che la band si sia evoluta in questo intervallo di tempo, cosa che il pubblico ha apprezzato visti i primi posti in UK nella top albums e top singles.

Sarà che ancora non mi ci sono abituata, però io preferisco i Kaiser old-style, dai testi apparentemente frivoli ma in realtà taglienti come lame.
Na Na Na Na Naa vi dice niente?