Monica Richards
a cura di: Gaia Lülin Ctonie
pubblicato il: 2012-05-06
Naiades
  • Naiades

  • Pride

  • Endbegin

  • Armistice

  • Alaric

  • Scylla & Charybdis

  • The Mighty

  • Nereides

  • Lureinlay

  • The Strange Familiar

  • The Tail Of Two

  • We Go On

Dopo lungo attendere ecco che la strega del gothic rock americano, Monica Richards, protagonista della scena da decenni, ci consente di udire le profondità del suo animo tradotte in forma di parole, musica ed immagini nel magnifico "Naiades". A sei anni dall'uscita di "Infrawarrior", la sacerdotessa dianica si immerge nelle profondissime acque ancestrali dell'inconscio collettivo per portare alla luce l'antica, maestosa e divina essenza del femminino primigenio, sfuggendo alla guardia serrata di naiadi e nereidi delle acque primordiali. Il cd non è solo musica di ottima qualità, ma anche arte in tutti i sensi: è infatti accompagnato da un libro curato dalla Richards stessa e da un cast di illustratori che hanno avuto l'onore di firmare alcune vignette di opere quali
Sandman di Neil Gaiman o il Corvo, nonché da una serie di dipinti, foto e disegni a colori dei migliori artisti americani e non. Il sound è un pout-pourrì di musica tribale, deathrock, elettronica, ambient esoterico, dark wave e piéce di musica pescata in chissà quale antro oscuro dell'incoscio umano.
La sacerdotessa troneggia in ogni pezzo, con il suo timbro inconfondibile, degna di risiedere nell'olimpo delle divinità gotiche quali l'eterea Liz Frazer, la demoniaca Diamanda Galàs, ed ancora la stregonica Lisa Gerrard. La title track è un omaggio ai primi Dead Can Dance, seguita dall'immancabile cavalcata deathrock "Pride", figlia dei decenni passati a fianco di William Faith, come del resto la veloce "Armistice"."Elyria" fa nuovamente capolino all'interno di "Scylla & Charibdis", quando dalle profondità della titanica Teti greca sboccia la voce dell'inquietante Tiamat sumera, la spaventosa "The Mighty, in un'impressionante sincretismo mitologico. Segue quindi "Nereides", di scuola Coil; ed ancora "Lurenlay", vera e propria ninna nanna tribale. "The strange familiar", pezzo che ci aveva anticipato l'intero album, sorprende con il suo sound catchy, a tratti pop, ma di quello d'autore, sperimentale come l'ultimissimo Peter Gabriel.
Su "Tail of two" l'immensa sacerdotessa ci riporta di nuovo alle sue origini, e ritroviamo Christian Death, Mephisto Walz ed ancora (come potevano mancare?) Faith and The Muse in tutto il loro antico splendore. "Naiades" è un album complesso, mistico, da ascoltare in completa solitudine, da sviscerare in ogni suo singolo lato, per apprezzarne le innumerevoli sfaccettature e carpirne il senso profondo, materno, mutevole, seducente, inquietante, caldo e freddo allo stesso tempo, come lo è la natura femminile celata nei sogni e nei simboli ancestrali di matrice collettiva. Consigliato a tutte le donne che hanno smarrito la via verso la casa interiore, il grembo profondo ed oscuro dell'esperienza della vita.