Stake-Off The Witch
a cura di: Chiara
pubblicato il: 2007-04-15
“Flamingoing”

  • Fairy tale
    Girl from the moon
    Stop
    Where do we go?
    Too drunk, too tired
    No regrets
    My lady (remix from

Attraversare la Monument Valley a bordo di una vecchia cadillac decappottabile, vento tra i capelli alla Thelma e Louise con lo stereo sintonizzato su una canzone frusciante… apro gli occhi e quella che sto ascoltando non è una musica del deserto, come ho voluto illudermi, ma un autentico stoner-rock made in Italy.

Loro sono gli Stake-Off The Witch, formazione piacentina nata nel 2002 per volontà di Stefania (voce e chitarra) e Caterina (basso).
A seguito di cambi nella line-up e dopo la registrazione di un album omonimo (2004) e di un demo (2005), gli Stake-Off The Witch approdano all’attuale formazione, con Fabio alla batteria e Luca alla chitarra, ed al loro secondo album: Flamingoing, nome esotico che fa pensare alla strampalata camminata di un fenicottero…

Il disco si apre con fairy tale, dal suono essenziale e dall’effettistica vocale minima. Massimo risalto assume così la voce di Stefania, caratterizzata da una certa civetteria timbrica alla Kathleen Hanna delle Bikini Kill. Stesso dicasi per girl from the moon, che vive di un suono grezzo e sporco, come lo stoner deve essere. La si ascolta e riascolta volentieri, col suo incedere sicuro e appassionante… a dispetto del fenicottero e del suo passo sconnesso che viene citato -neanche a farlo apposta- proprio in questa traccia! Da sottolineare l’attitudine alla Brian Molko dei Placebo, cui il cantato suadente e graffiante accenna a più riprese (forse involontariamente, forse intenzionalmente, chi lo sa, di sicuro a sorpresa per chi ascolta!). La lunga coda strumentale sfuma nell’intro decisamente ambient di stop.
Un accurato lavoro di studio alle spalle e reminiscenze degli U2 di Staring At The Sun si amalgamano in modo naturale in questo pezzo d’atmosfera che tradisce solo un difetto: la migliorabile pronuncia inglese delle parti cantate.
Con where do we go? ci catapultiamo fin dai primi accordi in un altro mondo: veloce la ritmica e sensuale la voce, che si fonde senza forzature con le parti strumentali personali e ben strutturate. Il momento migliore dell’intero lavoro, a mio avviso: qui sembra infatti che gli Stake-Off The Witch abbiano trovato la formula giusta! Quella di uno stoner che ha quel non so che di personale, quel tocco delicato e sensuale, femminile, condito qua e là da un pizzico di distorsione sporca che si fa apprezzare e rende i pezzi non banali...
Passando a too drunk, too tired ci si imbatte in un pezzo che sa di paranoia e risponde appieno ai dettami del genere, causa anche l’instancabile ripetizione dei riff di chitarra. Alla lunga può suonare un po’ troppo ridondante.
Ancora: la tranquillità iniziale di no regrets sfocia in un momento centrale da “travaglio interiore” che si conclude in una sorta di rinascita musicale ben congeniata, ma forse ribadita troppo a lungo…
considerato anche che il pezzo sfiora i 9 minuti di durata! Le due tracce conclusive dell’album sono i remix di my lady ed alone, tratte dal primo disco. Più “canzoni” e meno “pezzi strumentali”, risultano varie al loro interno e non prive di un certo appeal. Doveroso segnalare il suono di chitarra alla Josh Homme in my lady e la voce piacevolmente più prepotente in alone.

Stake-Off The Witch promossi! Con un’ultima personale considerazione: ascoltare Flamingoing come colonna sonora di un viaggio può avere davvero più di un perché…