Story Of Jade
a cura di: Vale
pubblicato il: 2015-02-16
Loony Bin
  • Corridor

  • Loony Bin

  • The Book Of Lies

  • Sick Collector

  • Psychosis In A Box

  • Symphonies From The Grave

  • Lobotomy

  • Merculah

  • Room 501

  • Blood Hangover

  • Horror Me(n)tal Disorder

Loro furono tra i primi gruppi italiani che recensii. E che apprezzai autenticamente.

Quest'anno è sotto Black Tears records che gli Story Of Jade pubblicano “Loony Bin”, centrifugato letale di horror heavy metal made in Tuscany all'insegna della follia. Parto in quarta confessandovi che l'artwork è di poco gusto. Scalo in terza rammendandovi che lo stile musicale, per fortuna, non è cambiato poi così tanto. Infine voglio sbandierare un elogio sia alle loro nuove divise bianche stile psychomacellaio ricoverato d'urgenza, sia all'immensa qualità dell'album che gli Story Of Jade ci offrono in ogni disco, collaborando con altri musicisti e restando pertinenti alla loro identità originaria. A proposito di ospiti influenti, alla realizzazione di questo album hanno partecipato Antonio Aiazzi (Litfiba), Steva (Deathless Legacy), Gerre (Tankard) e Pier Gonella (Necrodeath/Mastercastle/Labyrinth). Anche questa volta una guest list degna di nota!
"Psychosis In A Box" è senza dubbio la canzone che meglio riassume "Loony Bin", anche per quanto riguarda l'evoluzione della band dal punto di vista artistico e musicale. Una delle novità più bollenti che ci ho trovato è stata la voce di Bapho Matt servita in tutte le salse, dal growl al clean, mentre in passato la ricordo principalmente ispirata a grindcore e black metal. Particolarmente astuta l'idea di ingigantire il sound tramite le tastiere di Aiazzi.
E poi... Riff riff riff. I riff di chitarra sono un punto forte degli Story Of Jade, nonchè un elemento fedele al genere heavy metal più moderno. Quando una band produce pezzi simili tra loro, ma magicamente inconfondibili, capisci che la critica distruttiva ha davvero le mani legate... Ogni loro canzone, inoltre, passa attraverso una specie di filtro progressive che spezza la monotonia - o l'omogeneità, che dir si voglia - di quei tre/quattro minuti musica.
L'atmosfera che trapela dal CD è sicuramente inquietante, probabilmente meno ironica rispetto a quella in "The Damned Next Door (Know your Neighbors!)". Alcune chicche da non perdere se siete interessati a questo ascolto: “Blood Hangover" feat. Gerre e “Room 501”. Detto questo, lascio a voi la totale libertà di scelta.

Scherzavo. Filàte a guardarvi questo video, e pure di corsa!
https://www.youtube.com/watch?v=1q7ZV03IU-s