Beardfish
a cura di: MelaniaC
pubblicato il: 2008-05-20
Sleeping in Traffic,Part 2
  • As The Sun Sets (Instrumental)

  • Into The Night

  • The Hunter

  • South Of The Border

  • Cashflow (Instrumental)

  • The Downward Spiral/Chimay

  • Sleeping In Traffic

  • Sunrise Again (Instrumental)

Vengono dalla fredda scandinavia gli svedesi Beardfish, ma ad ascoltare le psichedeliche note del loro quarto lavoro , sleeping in traffic, part2, seguito ideale di sleeping in traffic part 1 sembra di sprofondare nelle londinesi atmosfere degli anni 70. Strizzano l'occhio ai re incontrastati del prog, i King Crimson, ma riferimenti a Genesis e ad altri capisaldi non mancano.
La perizia tecnica negli arrangiamenti procede di pari passo con un'originalità non eclatante, le atmosfere variano molto da pezzo a pezzo, a partire dall'intro, "As The Sun Sets", un breve strumentale dove atmosfere minimal rincorrono un sapore nipponico, per poi passare alla grottesca "Into The Night", colonna sonora ideale per uno di quei luna park dell'orrore tanto cari a Rob Zombie, dove tra i mille cambi di tempo e cadenza ( a volte forse un pò troppi, tanto da privare il pezzo di una certa amalgama) una granitica sezione ritmica, lascia spazio a arpeggi allucinati.
"The Hunter" prende forse le distanze dalla cupezza tipica del prog rock, attingendo ad atmosfere più scanzonate. Il disco procede senza troppe sorprese per le restanti tracce, piacevole l'altro strumentale, "Cashflow" contorto al punto giusto con arrangiamenti giocosi e tendenti alla follia, una versione un pò retro dei Mr.Bungle.
"Sleeping In Traffic",la title track, da sola poteva tranquillamente uscire come EP, vista la sua durata, un macigno di circa mezzora in cui si susseguono diversi tronconi di canzone, forse un vezzo creativo poco consono, che appesantisce un pò l'ascolto del disco.
La chiusura è affidata allo strumentale "Sunrise Again" a mio avviso il pezzo più originale di sleeping in traffic part 2, una intrusione minimale e introspettiva in atmosfere che sanno di India, quella dei sitar e delle fumerie di oppio.
In definitiva, un disco con molta carne a fuoco, forse troppa che non mette nessun puntino sulle i e non aggiunge nulla di nuovo alla scena già satura del prog, ma che comunque può vantare una discreta personalità.