Zerovolume
a cura di: LauraPiras
pubblicato il: 2007-04-03
“Squilibri”

  • Squilibri
    Silenzi Radio
    Club Rockstar
    Through the Fields of Memories Interlude
    Fotografia
    A Dream of Falling Interlude
    In Volo
    Echoes of Emotive Interferences Interlude
    Elettrorivoluzioni
    Narcolettica
    Allucinazioni
    The Columbia Black Box Interludi
    Astronauti
    Stereovertigini
    Autonomo
    Effetti Collaterali

Band attiva dal 1996, ha già realizzato diversi demo, e ora si propone, dopo più di 10 anni dalla formazione, con un full-length dal titolo “Squilibri”, un album che insieme “mixa” rock, industrial, electro e pop. Utile può essere l’avvicinamento a gruppi come i Subsonica, sia per i suoni che per le metriche e le melodie vocali, specie nel brano di apertura Squilibri. Gli Zerovolume, tra chitarre distorte e suoni elettronici si affacciano anche verso una corrente più o meno dance che è decisamente affascinante. Giorgio Ferrini (voce, basso, elettronica), Andrea Viti (chitarre e cori) e Andrea Marchetti (batteria e cori) propongono un sound che si inserisce benissimo in quel filone sopra citato di gruppi che non si accontentano di suoni per cosi dire “canonici” di basso, batteria e chitarra. Vanno oltre, ricercando suoni, campioni e quant’altro assecondi la voce. Una particolarità del disco è rappresentata dal fatto che, pur essendo cantato in italiano, la quarta, l’ottava e la dodicesima traccia portano titoli in inglese e precisamente Through the Fields of Memories totalmente strumentale con violini in sottofondo, Echoes of emotive interferences che si presenta con un suono di basso campionato e una ritmica di batteria e The Columbia black box che parte con la sigla della CNN e continua con voci registrate da un telegiornale. Un altro particolare è rappresentato dal fatto che la terza traccia Club rockstar inizia come fosse una esecuzione live. Apprezzabile l’assolo in In volo; decisamente più rockettara rispetto alle altre Allucinazioni; mentre più melodiche sono Fotografia e Autonomo. Ciò che mi piace particolarmente è l’intreccio di suoni, soprattutto tra chitarra e tastiera in tutto il disco, nonostante questo, ciò che meno attira la mia attenzione è il fatto che la voce supereffettata porta l’ascoltatore a non trovare in fondo niente di particolare che la possa fare ricordare. Detto questo però, è univoca l’opinione che il disco sia fatto davvero bene e, considerato che trattasi di un’autoproduzione, non mi sento di bocciare delle idee che tutto sommato “suonano” molto meglio e molto più di quelle di gruppi ben più noti.