Ueickap
a cura di: LauraPiras
pubblicato il: 2006-10-17
"Stereotyped"

  • Waterphonics
    Stereotipe
    Noiselessness
    Sometimes
    Thank you for nothing
    T.O.Y.
    Turn it up (Sleep away)
    My condiction
    Everyday torn
    Why
    Hero within
    You against yourself

Ueickap. Quando l’italiano gioca con l’inglese crea questi “mostri” ibridi che di mostruoso però (nel senso negativo del termine) non hanno proprio nulla…Da Catania, con il loro metal, a dire la verità, mi hanno sinceramente colpito.
L’energia e la potenza di “Stereotyped” mi ha coinvolto.
Non è l’ennesimo gruppo con voce femminile che si addentra nel maestoso panorama metallaro, piuttosto una band che sui suoi pregi ha creato tutto il suo castello.
La voce di Irene, infatti, potente e con una timbrica che in certi punti mi ha ricordato la sua ben più famosa collega Cristina Scabbia, ad esempio in “Thank you for nothing”, mentre in altri, seppur lontanamente, Elisa, rappresenta la ciliegina sulla torta di questi Ueickap.
Dopo un intro iniziale, segue la canzone che secondo me è decisamente la migliore: “Stereotype”, che immagino abbia ispirato il titolo del cd. Una strofa piuttosto orecchiabile è seguita da un davvero ben convincente ritornello, con doppie voci mai invadenti. Se dovessi fare una classifica poi metterei “Turn it up” dove chitarre in controtempo e suoni di tastiera creano atmosfere piuttosto dark, con un ritornello nuovamente più commerciale (anche se il termine potrebbe sembrare negativo, in realtà qui lo utilizzo per significare che questi ragazzi riescono davvero a creare atmosfere che ti catturano), con poi delle voci distorte che creano attesa.
Poi, per me, viene sicuramente “Why”, anche qui, ancora una volta, ascoltando le ritmiche e le melodie di chitarra e voce mi sono venuti i brividi.
Vorrei evidenziare che il ruolo di basso e batteria nella maggior parte dei brani non è invadente, piuttosto in alcuni passaggi si riesce a capire che sono davvero ben amalgamati, senza strafare. Tranne in qualche brano infatti dove ci sono ritmiche slappate (“You against yourself”) davvero interessanti, il basso tiene ritmiche lineari. Per quanto riguarda la batteria, ho apprezzato alcuni cambi di tempo da lei dettati in brani come “Everyday torn” o l’intro di (nuovamente) “You against yourself”.
Ora, voglio concludere facendo un piccolo appunto. Se non vi avessi detto che si tratta di un gruppo emergente italiano, sicuramente, ad un primo ascolto, e forse anche a un secondo o un terzo, non ve ne sareste accorti. E quindi, che ne dite di avere tra le mani un cd che non è una produzione per niente comune a questi livelli?