Wounded Knee
a cura di: LauraPiras
pubblicato il: 2006-11-02
Oltremare

  • Oltremare
    Nel nome di…
    L’avvisione
    Cargo
    Semenza
    Buscar burrasca
    Una sorta di scoperta
    L’altramissione
    In conclusione
    Il giudizio

Band attiva dal 1994, con vari cambi di formazione e che ora vede alla voce Simone Carabba, alla chitarra Fabrizio Bonanno, al basso, tastiere e doppie voci Davide Galletti e infine alla batteria e percussioni Maurizio De Palo, ha tirato fuori questo disco di 10 brani in italiano e dal titolo “Ol3mare”. Heavy metal e progressive anni ’70 si mescolano per creare sonorità già sentite per l’appunto “oltremare”, negli Stati Uniti, ma riproposti in veste nostrana, con testi piuttosto interessanti dal punto di vista espositivo, introspettivi, che evidenziano una sorta di viaggio metaforico dell’autore. Un brano che davvero fa risaltare la vena metallara è sicuramente “Inconclusione”, mentre più progressive è “L’avvisione”.
In generale, a parte sottolineare la preparazione tecnica di tutti i musicisti che si adatta al genere, vorrei fare un piccola nota per la voce di Simone che ricorda un po’ in alcuni punti Piero Pelù, in altri mi fa pensare al più noto leader dei “Le Vibrazioni” o in altri ancora Francesco Renga. In questo modo ci si può fare un’idea del genere proposto e di cosa potete aspettarvi da “Ol3mare”. Indubbiamente gli amanti dell’heavy e del progressive non possono che trovare interessante il cd, che oltretutto in brani come “Semenza” si mischia un po’ a suoni per così dire folk che mi riportano con la mente ai chitarristi spagnoli di flamenco. Proprio qui si può notare anche la capacità di un chitarrista come Fabrizio di spaziare da parti di puro metallo ad altri generi ben lontani.
Un ultimo appunto merita “Il giudizio”, brano di chiusura del disco, il quale, sottoposto a vari cambi di tempo e di tema sembra una sorta di storia dentro la storia, come se si alternassero in esso una serie di cambi di umore.
Dopo più di un’ora intera di musica, posso dire che a livello tecnico nulla questio, forse soltanto che è davvero un disco per intenditori del genere, perché anche per via della lunghezza dei pezzi (elemento tipico del progressive) può essere un po’ pesante. Ma l’elemento di novità rappresentato dall’italiano come lingua scelta dal gruppo è sicuramente apprezzabile, e per via del significato dei testi, e per la metrica degli stessi.