A Buried Existence
a cura di: Selenia
pubblicato il: 2009-01-30
Ferocity
  • 1. Revenge
    2. Perverted Church
    3. Reborn In The Sick
    4. New World Disaster

Di recente formazione, gli A Buried Existence si presentano come l’ennesimo ottimo prodotto sfornato dalla scena underground calabrese, già ricca di gruppi di notevole livello e notorietà; scena che ho, personalmente, molto a cuore. All’interno del progetto, partorito dai veterani del metal made in Calabria, riconosciamo GLK [già chitarrista nei Glaciar Fear], Tat0 [noto bassista nei Glaciar Fear ed in quello spettacolo di gruppo che sono gli Zora], Marko [cavernosa voce nella band death / thrash dei Land Of Hate e nei thrashers Uranium 235] e Peppe [batteria negli Zora e nei Glacial Fear].

L’EP di debutto, “Ferocity”, uscito verso la fine del 2008, si compone di quattro track, nelle quali sono ben chiare le influenze che ciascun membro apporta come conseguenza degli anni di militanza nei rispettivi gruppi di origine.

Ad aprire “le danze”, “Revenge”, pezzo tagliente e d’impatto fin dal primo secondo. Come suggerito dal titolo, fulcro attorno al quale gira l’intera track, è una vendetta viscerale e profonda, in cui scenari claustrofobici ed intrisi di sangue non si sprecano. I riff trascinati [e trascinanti] della chitarra contribuiscono alla resa scenica del tutto, accompagnate da una voce pungente e decisa che narra le gesta spietate di chi, completamente assopito dall’odio e dalla fame di vendetta, è preda di voci interiori che lo spingono inevitabilmente a godere della sofferenza altrui.

Ma eccoci al secondo, curioso, pezzo: “Perverted Church”. Bizzarro nel titolo, dissacrante e blasfemo nei contenuti, è di sicuro tra i pezzi più d’impatto musicalmente [e non] dell’intero mini CD. I riff si fanno sempre più veloci ed aggressivi, la voce sempre più disperatamente scream e penetrante, con un risultato finale semplicemente impeccabile. Da notare anche la varietà di toni che viene ottenuta, quasi a metà dell’esecuzione, con l’improvviso cambiamento di ritmo : la foga iniziale si affievolisce lievemente per dare spazio ad una voce più calda e sussurata e, poco più avanti, per dare spazio ad un breve assolo di chitarra. Quest’ultima protagonista anche nel breve intro di “Reborn in the Sick”. Qui, il clima è ancora più angusto ed inquietante dei pezzi precedenti e lascia facilmente trasparire l’orrore ed il disgusto, provati nel rinascere in un ambiente trasudante distruzione e decadenza. Con una vita totalmente infetta ed una mente oramai demolita, non c’è più spazio per la paura e per il risentimento : quantità smisurate di sangue colano imperterrite e senza possibilità di essere fermate.

Il nostro viaggio in compagnia degli A Buried Existence si conclude con “New World Disaster”. Costante è il riferimento al celeberrimo ed antico detto “Eye for an eye” [“Occhio per occhio”] ed interessante è il frammezzo sperimentale, inserito a poco più di due minuti dall’inizio, che crea uno spaccato molto originale e trasognato, in cui la voce di Marko si fa, per pochi secondi, acuta e pulita.

Dopo 2.52 minuti, la “nostra” ultima track si conclude e, con essa, quello che si presenta come un ottimo biglietto da visita per quanti ancora non conoscessero questo progetto o non avessero avuto occasione [purtroppo] di apprezzare i singoli componenti suonare nelle rispettive band. Non ci resta che aspettarli al varco, in sede live, quando, ne sono certa, potranno maggiormente consolidare la verve distruttiva che li caratterizza. Nella musica. E nei testi.