Magazine du Kakao
a cura di: Chiara
pubblicato il: 2007-02-05
“Bazum”

Quattro piemontesi per tre quarti d'ora abbondanti di una riuscita miscela genuinamente crossover: accostamenti insoliti e personali che si impongono fin dal primo pezzo, e che mi spingono a spendere qualche riga su questo album autoprodotto, non proprio recentissimo (data 2004, già).
L’incipit è affidato a cena con delitto, il pezzo che -tra tutti- meglio rappresenta lo spirito dell’intero disco: il ritmo cambia in continuazione aprendosi in siparietti sonori imprevedibili, per un risultato potente e intrigante, ma soprattutto molto “cinematografico”.
Le parole del testo, rigorosamente in italiano, si susseguono disegnando personaggi ed oggetti, come per catapultarci in un racconto di Stephen King, solo più “easy”. Non è un episodio isolato, ma solo il più emblematico: la stessa immediatezza sonoro-visiva si ripropone nell’aggressiva, energica e contemporaneamente onirica una mietitrebbia e con l’intermezzo orientaleggiante di linea marsupiale , in cui l’apparizione di una odalisca “alla Jasmine” della lampada di Aladino sembra quasi di dovere! E poi igloo, che è una poesia musicata. Una sola parola, igloo appunto, è in grado di creare il clima freddo dei ghiacci azzurri traslucidi e della neve bianca.
Ma Bazum non è solo questo: è anche l’inquietudine dell’esplicita (fin dal titolo) anal art, l’ironia esasperante della scanzonata legge del nato stanco, la potenza del rock e la vivacità dell’apertura da cabaret che coesistono in ali di farfalla (con la partecipazione di Olly, ex Shandon e attuale voce dei The Fire), il clima elettro-dance della tamarra (concedetemelo) nido, il growl violento e la velocità di fa parte di me. Per non parlare di ecce homo: il riferimento all’episodio storico/religioso diventa pretesto per uno sfogo sonoro cupo ed inquietante, ancora più incisivo nella futuristica, elettronica e sicuramente più scarna versione wireframe remix, che chiude il disco proiettandoci in un’altra dimensione…
Un’intenzione tipicamente rock, ingredienti metal e tracce di elettronica, con groove massiccio e ritmo sostenuto come costante, sono capisaldi nel marasma di approcci raccolti in questo Bazum. Molto lo spazio riservato alla melodia, che ne viene fuori spesso solenne e non certo minimale. Qualche strizzata d'occhio al funky e sonorità inusuali consentono divagazioni e variazioni sul tema, dove sia ravvisabile. Tenuto conto di questo (che proprio poco non è), più di tutto stupiscono la semplice schiettezza, l’energia e l’atmosfera positiva che inspiegabilmente trasudano, senza tregua, minuto dopo minuto e una traccia dopo l’altra, anche laddove le chitarre suonano arrabbiate, le tastiere inquietanti, il basso pesante, la batteria distruttiva e la voce grave. Se a questo si aggiunge il cantato in italiano, diretto, e la voce ironica, così come lo sono i testi, si può parlare di originalità e di un’impronta marcatamente crossover (alla lettera, e non quello che sta per "nu-metal") che fanno da leitmotiv per un album che, spaziando tra i generi musicali (convenzionali e meno) più disparati, insinua un sano dubbio: creatività, sperimentazione e ricerca o tanto improvvisato divertimento?